Giornata mondiale del Mar Mediterraneo

 

Pesci: dal Mar Mediterraneo alle nostre tavole.

Il pesce è uno dei cardini portanti della nostra dieta, ma come potrebbe essere diversamente se consideriamo che il nostro paese è circondato per circa il 90% dal mare in cui vivono oltre 300 specie commestibili?

Nonostante la varietà, sulle nostre tavole portiamo quasi sempre i soliti tipi (diciamoci la verità quante volte in un anno abbiamo mangiato il branzino e quante il pesce sciabola?).

Diversificare le nostre scelte non è facile, siamo orientanti verso l’acquisto di un prodotto più noto, rispetto a quello meno “popolare”, eppure basterebbe conoscere un pochino meglio il “pesce povero” per capire che, al pari di quello bianco e azzurro, ci forniscono lo stesso valore proteico, hanno calcio e fosforo in abbondanza, ma molto più economico (che non guasta mai).

Una ricchezza quasi totalmente non sfruttata e che ci permetterebbe di evitare il rischio di estinzione delle specie conosciute.

Pesce azzurro Vs pesce povero

Perché il pesce azzurro è così importante? Perché è ricco di omega 3, di proteine e povero di grassi nocivi…e il pesce povero? Ha le stesse proprietà nutrizionali, non esiste infatti differenza! Pesce azzurro e pesce povero sono solo espressioni adottate per consuetudine, la prima indica i pesci caratterizzati da una colorazione tendente al blu, la seconda indica i pesci che hanno un minor valore commerciale, quindi povero dal punto di vista del guadagno.

Alcuni pesci poveri: Aguglia, alaccia, alalunga, alice, alletterato, boga, cefalo, cicerello, costardella, fasolaro, lampuga, lanzardo, leccia, merluzzetto, moscardino, muggine, occhiata, pagello, palamita, patella, pesce castagna, pesce sciabola, sgombro.

Sai riconoscere un pesce fresco?

Quando stai per acquistare il pesce, ricorda di assicurarti che:

  1. Dovrebbe essere esposto su una superficie inclinata per facilitare l’eliminazione dell’acqua prodotta dallo strato di ghiaccio su cui è posizionato.
  2. La pelle deve essere lucida, elastica e con un certo riflesso metallico, inoltre deve essere ben attaccata alla carne.
  3. Un odore forte e pungente è un chiaro segnale delle sue cattive condizioni.
  4. Le squame devono essere intatte, lucide e umide.
  5. Gli occhi del pesce fresco sono sporgenti e luminosi, quando il pesce non è fresco, gli occhi sono infossati, le pupille diventano grigie e la cornea è lattiginosa.
  6. La cavità addominale (intestino) dovrebbe avere abbondanti macchie di sangue. Le branchie, invece, dovranno avere un colore rosso o rosa intenso.

Oltre a queste caratteristiche generali che denotano la sua freschezza, ci sono altri aspetti da tenere in considerazione a seconda del gruppo a cui appartiene il pesce in questione:

  1. Pesce bianco (sogliola, gallo, rana pescatrice, nasello, merlano, ecc.): Deve avere occhi chiari e non avere aree giallastre attorno alle branchie. La pelle è liscia, senza pieghe e le squame sono ben attaccate.
  2. Pesce azzurro (sardina, acciuga, sgombro, trota, ecc.): deve essere compatto e rigido, inoltre deve avere l’occhio sporgente e chiaro e la pelle sarà tesa.

 

Per approfondire ti consigliamo di leggere la guida ai consumi ittici di Greenpeace.

 

 

Panino icona, simbolo di un’intera generazione…l’hamburger

 

C’è chi lo ama e chi mente! Non esiste un’altra verità perché è impossibile rimanere indifferenti davanti ad un gustoso hamburger.

La semplicità delle sue origini, la velocità di consumo e l’esplosione di sapore che provoca quando si mangia, l’ha trasformato dalla fine degli anni Cinquanta ad oggi in un’icona mondiale, probabilmente più riconoscibile e famosa di una star di Hollywood.

Basti pensare che negli anni ’80 in Italia dall’hamburger ne è nato un fenomeno generazionale, un modo di vivere, uno status symbol…Il Paninaro. Una sottocultura di giovani che ha creato un suo linguaggio, un proprio modo di vestirsi preso in prestito dalla classe contadina ed operaia americana.

La ricetta originaria americana

Nonostante le varie evoluzioni, la ricetta originaria dell’hamburger americano è rimasta pressoché invariata:

  • Pane
  • Cipolle disidratate
  • Carne di manzo
  • Senape gialla
  • Ketchup
  • Cheddar
  • 2 fette di cetriolo sottaceto

 

L’hamburger non è solo fast food

È innegabile il merito dei fast food di aver esportato e fatto apprezzare in tutto il mondo l’hamburger nei suoi molteplici sapori, ma noi crediamo anche che vero hamburger si possa considerare anche quello realizzato con prodotti di qualità, nazionali e accessibili a tutti.

Da veri paladini del gusto non possiamo non proporti la nostra versione dell’hamburger!

Ingredienti per 4 persone:

  • 500 gr di carne di fassona tritata
  • 4 panini da hamburger
  • b di olio extravergine d’oliva
  • b sale
  • b di pepe nero
  • 4 fette di fontina o di provolone
  • Maionese
  • 1 cipolla rossa di Tropea
  • ½ bicchiere d’acqua
  • 1 cucchiaino di zucchero.

Si inizia dalla preparazione della fassona piemontese, mettendola in una terrina sufficientemente capiente. Condiscila con l’olio d’oliva extravergine un pizzico di sale ed un pizzico di pepe, amalgama bene il tutto e forma le 4 polpette da circa 120 gr l’una, schiacciale leggermente in modo tale da dare la classica forma dell’hamburger e lascia riposare il tutto per qualche minuto in frigorifero.

Nel frattempo, ti occuperai della preparazione della cipolla rossa di Tropea caramellata. Si comincia sbucciandola e tagliandola a rondelle abbastanza sottili. Con un filo d’olio ungi la padella (preferibilmente antiaderente), a questo punto disponi le rondelle, bagnale con il ½ bicchiere d’acqua e condiscile con un pizzico di sale ed un cucchiaino di zucchero.

Accendi il fornello la sciando la fiamma a media intensità, non appena l’acqua inizia a sobbollire coprila con un coperchio ed abbassa la fiamma. La cipolla andrà fatta cuocere per circa 5 minuti, quando sarà diventata morbida e caramellata andrà tolto il coperchio e fatta evaporare l’acqua ancora presente.

Passiamo ora alla cottura della carne e del pane. Taglia i panini, spennellali con un filo d’olio e disponibili sulla griglia o sulla piastra in ghisa ben calda; tostali per alcuni secondi e mettili al caldo mentre grigli la carne.

Sulla stessa piastra o griglia fai cuocere i tuoi hamburger di fassona per circa 6-7 minuti per lato, quando sta per terminare la cottura adagia una fetta di fontina o provolone sulla carne ed attendi che sia completamente sciolta.

Gli hamburger sono quasi pronti manca solo l’assemblamento degli ingredienti. Sulla fetta di pane superiore spalma un po’ di maionese (meglio se fatta in casa), sulla fetta inferiore invece adagia la carne ricoperta di formaggio e distribuisci sopra le cipolle caramellate.

 

 

Enogastronomia e turismo – Rassegna stampa

 

Rassegna stampa dopo la conferenza alla Camera di Commercio di Lecco

 

http://www.resegoneonline.it/articoli/oscar-farinetti-a-lecco-per-parlare-di-enogastronomia-e-turismo-20190516/

https://lecconotizie.com/societa/lecco-societa/oscar-farinetti-eataly-a-lecco-per-un-evento-dedicato-a-cibo-e-turismo/

https://www.leccofm.it/2019/05/16/eataly-e-piaceri-ditalia-arrivano-a-lecco-il-28-maggio-enogastronomia-e-turismo-i-temi-sul-tavolo/

 

 

World Whisky Day…anche gli Angeli bevono Whisky.

 

“Troppo di tutto è male, ma troppo buon whisky è appena sufficiente” – Mark Twain-

Il Whisky non è una semplice bevanda alcolica, è uno stile di vita, è simbolo di carattere, è un piacere per l’anima. Film, musica, letteratura, sono imbevute di questo distillato avvolto da una misteriosa nascita. Anche se Irlanda e Scozia continuano a contendersi la paternità del Whisky, tutt’ora non esistono testimonianze certe sulla data della prima distillazione.

Possiamo però dire che il metodo di distillazione arriva dalla Persia del 1.000 a.C. e si evolve grazie agli studi alchemici del popolo arabo. Dopo essere passato dalla Cina e dall’India, il processo di distillazione fu perfezionato dai greci e dai romani che crearono bevande sia per uso terapeutico, sia per uso alimentare.

La parte destinata agli angeli (Angel’s Share)

Con la parte degli angeli o in inglese Angel’s Share (di cui consigliamo agli intenditori e non anche la visione del film omonimo) oggi intendiamo la quantità di Whisky che durante la maturazione evapora dai barili in legno, ma perché è stata definita così? Per capire l’origine del termine dobbiamo nuovamente scomodare gli antichi romani. Quando i distillatori dell’epoca andavano a riaprire i barili a fine invecchiamento, si trovavano uno scenario differente: da un barile colmo a metà distillato. Non avendo ancora la possibilità di trovare risposte nella scienza, i romani credevano che la parte mancante fosse una sorta di tassa riscossa dagli angeli, i quali avevano il compito di proteggere le persone ed il loro lavoro.

Anche il Diavolo vuole la sua parte

Angeli e Diavolo sono accumunati dalla passione per il Whisky, infatti, anche quest’ultimo pretende la sua parte di nettare. Il taglio del Diavolo o in inglese The Devil’s cut, è quella parte di distillato che viene assorbita dal legno delle botti, la quantità varia in base al tipo di porosità.

Whisky e Whiskey, non ci sono errori ortografici

Se ci hai prestato attenzione, alle volte ti sarà capitato di leggere Whisky altre invece Whiskey, è un errore ortografico? Sciogliamo ogni dubbio. Nessuno dei due termini contiene errori ortografici, la doppia grafia dipende dal luogo in cui viene prodotto:

  • Il Whisky è scozzese e canadese
  • Il Whiskey è irlandese e statunitense.

I quattro paesi sono anche i produttori più importanti a livello mondiale.

 Curiosità sul Whisky

Attorno al Whisky esiste una vera e propria cultura che è per noi impossibile riassumere in questo piccolo spazio, vogliamo però regalarti alcune curiosità così da comprendere un pochino meglio questa preziosa acquavite.

  • Ogni secondo vengono esportate dalla Scozia circa 34 bottiglie di Whisky.
  • La forma triangolare del Glenfiddich rappresenta i tre pilastri del Whisky: aria, acqua e orzo.
  • Il famoso cantante Frank Sinatra fu sepolto con una bottiglia di Jack Daniel’s
  • La distilleria Ardbeg inviò dei campioni di malto sulla Stazione Spaziale Internazionale per capire come la gravità zero potesse influenzarne la maturazione.
  • Esistono oltre 300.000 varietà di orzo, ma solo un numero ridotto è adatto per la produzione del Whisky.
  • Nel 1956 la parola Whiskey sostituì William nell’alfabeto fonetico NATO.
  • Il noto Fisico Nikola Tesla beveva Whisky ogni giorno perché convinto che lo facesse vivere per 150 anni.
  • Per terminare la sceneggiatura di Blue Dahlia, l’autore Raymond Chandler ha bevuto Whisky per otto giorni consecutivi sotto la supervisione dei suoi segretari, un’infermiera ed un medico.
  • George Washington è stato l’unico padre fondatore a gestire commercialmente una distilleria. Era una delle più grandi distillerie del suo tempo, ma fu purtroppo distrutta da un incendio pochi anni dopo l’apertura.
  • Da bambino all’ex presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt, furono prescritti sigari e Whisky per alleviare la sua asma.

E tu hai un Whisky o Whiskey preferito? Hai mai provato il Puni, prodotto dall’unica distilleria attualmente in Italia? Scrivici nei commenti.

 

 

Pasqua e i suoi cibi, ad ogni regione la sua ricetta tradizionale

 

Pizza gourmet, cucina fusion, cibi esotici…non esiste moda gastronomica che possa sostituire le nostre pietanze tradizionali, soprattutto durante le festività.

A Pasqua sulle nostre tavole, sicuramente non mancheranno quei piatti che ci accompagnano dall’infanzia, tramandati dalle nostre nonne alle nostre mamme, fino ad arrivare a noi. Ricette differenti da Nord a Sud dello stivale, ma unite da quel tocco magico che solo le antiche tradizioni riescono a custodire.

 

Ecco quali sono i piatti tipici, regione per regione.

 

Valle d’Aosta

Nella piccola e periferica Val d’Aosta è immancabile la Crescia di Pasqua. Una focaccia lievitata arricchita nell’impasto da olio d’oliva, uova e pecorino grattugiato, accompagnata da fette di salame. Il secondo piatto must è lo spezzatino di agnello in umido.

Piemonte

Il menù piemontese tradizionale: si parte dal tenero vitello tonnato, a seguire i deliziosi Agnolotti del Plin: una base di pasta fresca all’uovo ripiena di lonza di maiale, cosce di coniglio, vitello, spinaci e parmigiano. Agnello al forno con patate come secondo e per concludere le ciambelle pasquali.

Lombardia

Pasta sfoglia farcita da prosciutto, asparagi, parmigiano e pollo rosolato in padella: sua eccellenza la torta Pasqualina, accompagnata dall’intramontabile polenta e formaggi.

Liguria

In Liguria il pranzo pasquale non può che concludersi con il Cavagnetto (cestino), un dolce a forma di cestino dentro al quale viene posto un uovo, incastrato tra le strisce di pasta.

Veneto

In Veneto, l’insalata pasqualina, non chiamatela solo contorno! È molto di più! È una ricca insalata mista, composta da asparagi, code di gamberi, uova sode, uova di quaglia, cuore di lattuga e olive verdi.

Friuli-Venezia Giulia

Simile ad una brioche non molto dolce, la Pinza Triestina è l’amatissimo dolce tipico friulano. Il suo sapore agrumato si sposa perfettamente sia con i formaggi ed i salumi, sia con le confetture.

Trentino-Alto Adige

In trentino la tradizione vuole che l’impasto formato da polpa di agnello, prezzemolo, rosmarino e scalogno, venga avvolto sottoforma di polpette nella rete di maiale. Dopo essere state prima rosolate in padella e successivamente passate in forno, sanno protagoniste del pranzo pasquale.

Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna non è Pasqua se in tavola non vengono servite le lasagne verdi alla bolognese. I rettangoli di sfoglia di color verde nascono dall’impasto di farina, uova e spinaci lessati. Successivamente guarniti con ragù di carne, parmigiano e cremosa besciamella.

Toscana

Il piatto principe in Toscana, rispetto alle altre regioni, è forse un po’ più leggero ma dal sapore intenso. La minestra (o brodo) di gallina, preparato come tradizione vuole: cuocendo la gallina con il brodo di sedano, carota, cipolla, alloro, pepe, agli e prezzemolo.

Umbria

Con l’avvicinarsi della Pasqua, in Umbria, si inizia a preparare il Torcolo. Un dolce che secondo la tradizione veniva portato in dono dal giovane fidanzato alla sua amata, per chiederla in sposa durante il giorno di Pasqua. Il Torcolo viene realizzato con una base di farina, zucchero, canditi, uvetta e Alkermes.

Marche

Grazie alle Vergare, le contadine delle campagne marchigiane, possiamo assaporare le Ciambelle strozzose. Si narra che la Vergare fossero solite impastare questo dolce il Venerdì Santo, per poi cuocerle la domenica di Pasqua. Le ciambelle vengono realizzate ancora oggi con pochi e semplici ingredienti e gustati al naturale o con cioccolato fuso o glassa al limone.

Lazio

Sulle tavole dei laziali cosa ci sarà per Pasqua? Certamente non mancheranno i gustosissimi carciofi fritti ad accompagnare l’abbacchio a scottadito, piatto simbolo di questa regione.

Abruzzo

Nel menù di Pasqua delle famiglie abruzzesi, un posto d’onore è riservato ai Fiadoni. Stuzzichini salati di sottile pasta sfoglia farciti con formaggio (preferibilmente pecorino) e uova.

Campania

 Se chiediamo ad un campano qual è il piatto tipico di Pasqua, senza il minimo dubbio risponderà Pastiera. Un dolce spettacolare composto da pasta frolla, un ripieno a base di ricotta arricchito dal gusto fresco e marcato della scorza d’arancia.

Molise

I Casciaielli sono una specialità tutta molisana, si mangiano per colazione e come antipasto nella giornata di Pasqua. Sono panzerotti salati farciti con un ripieno di uova, caciotta e pepe nero.

Basilicata

La Pasqua in Basilicata si festeggia con il Piccillato, un pane salato molto simile ad una focaccia molto soffice, decorato esternamente da uova sode.

Puglia

Conosciute in tutto il Sud Italia, le Scarcelle sono il dolce tipico pasquale della Puglia. La sua forma originaria è una ruota, ma di zona in zona possiamo trovare oggi differenti varianti (colomba, coniglio, uova ecc…), ma qualsiasi sia la forma, l’impasto non cambia: farina, uova, zucchero e decorazioni fatte di glassa, zuccherini colorati e ovetti di cioccolato.

Calabria

La Pitta di Pasqua calabrese è una torta salata rustica, preparata con ingredienti molto semplici, ma saporiti: ricotta, soppressata e pecorino avvolti da una pasta del pane (assolutamente no sfoglia).

Sicilia

I piatti della tradizione pasquale in Sicilia vedono tutti come protagonista l’agnello. Si passa dalle Impanate tipiche della città di Ragusa, all’agnello aggrassato, passando per l’agnello in umido al sugo.

Sardegna

Impossibile essere in Sardegna a Pasqua e non assaporare i Culurgiones, i ravioli di pasta fresca farciti con un ripieno cremoso di formaggio e patate, conditi con un sugo di pomodoro fresco e basilico.

 

 

 

Il giro delle venti regioni italiane ed i rispettivi piatti tradizionali di Pasqua sono terminati, vi auguriamo buon appetito ed una felice Pasqua.

 

 

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IL VALORE OLTRE IL SAPORE

 

 

Piaceri d’Italia incontra l’Ing. Agostoni, patron di ICAM

 

ICAM, azienda lecchese nata nel 1946 e capitanata dalla famiglia Agostoni, si fa portavoce in tutto il mondo dell’eccellenza italiana nell’arte cioccolatiera e lo fa attraverso creatività, tecniche e tecnologie all’avanguardia, con uno sguardo alle tendenze del mercato che contribuiscono a creare consenso da parte dei consumatori nazionali ed internazionali. Un grande riconoscimento che dimostra il valore del cioccolato made in Italy.

Ing. Agostoni, quali sono i punti forti del vostro successo made in Italy?

“Dal cacao al cioccolato garantiamo il totale controllo dell’intera filiera produttiva che significa per noi controllare tutti i passaggi legati alla produzione: dalla piantagione all’essicazione passando per la raccolta e la fermentazione. Dopo aver seguito in prima persona il percorso di ogni fava di cacao, ICAM controlla direttamente le successive fasi di trasformazione dal cacao al cioccolato all’interno del nuovo stabilimento di Orsenigo”, dove è implementata la tecnologia 4.0 .

 

25.000 tonnellate di cacao acquistato ogni anno… come gestite il rapporto con i produttori?

Il nostro modo di fare impresa è da sempre caratterizzato nel senso della sostenibilità. A partire dagli anni ’80 questo si è reso più evidente anche nella gestione dell’acquisto della materia prima, cioè del cacao, che ICAM, a differenza di altri produttori di cioccolato, compera direttamente dalle cooperative di contadini. Questo si concretizza in due punti fondamentali: da una parte lo studio e l’individuazione delle migliori piantagioni di cacao e, dall’altro, nella capacità di instaurare legami solidi e duraturi con i coltivatori diretti e con le comunità locali impostati sulla base di un preciso codice etico. Rispetto dei produttori, crescita delle relazioni con tutti gli operatori della filiera sono i nostri valori guida.

Tutto questo significa anche miglioramento dell’istruzione, delle infrastrutture nelle comunità agricole e della formazione agli agricoltori; un approccio che ci consente di entrare in contatto diretto con i coltivatori di cacao e di favorire eque condizioni di lavoro. Siamo così in grado di assicurare ai produttori prezzi equi, riferiti non solo a una semplice remunerazione del raccolto, ma soprattutto a un valore complessivo, dove contano anche l’incremento della qualità del cacao e della produttività della piantagione così che il reddito prodotto viene ad essere ampiamente sostenibile evitando così l’abbandono delle campagne e/o l’uso dei terreni per altri tipi di colture (vedi coca) .Si creano così contratti di acquisto duraturi finalizzati alla creazione di un commercio stabile, basato sul rispetto e sulla responsabilizzazione.”

 

Negli ultimi anni il comparto del cioccolato biologico è cresciuto enormemente. Come si posiziona ICAM nel contesto mondo?

“Il cioccolato biologico nel mondo rappresenta circa il 2% della produzione totale. ICAM  è un piccolo produttore rispetto ai grandi player ma in questo comparto (cioccolato biologico) è il numero uno al mondo. Più della metà (60%) delle 25000 ton di cacao lavorate ogni anno vengono da agricoltura biologica. Questo significa molto in termini di sostenibilità per l’ambiente perché le coltivazioni biologiche garantiscono il rispetto della biodiversità, così preziosa soprattutto nelle zone equatoriale che sono quelle dove si coltiva il cacao. Il cioccolato che viene così prodotto  incontra la sensibilità dei consumatori attenti all’ambiente ma è allo stesso tempo eccellente e preferito dai palati più raffinati ed esigenti. Oltre ad essere in rapporto con Slow Food, siamo partner privilegiati di grandi marchi e catene di distribuzione anche straniere: Regno Unito, Francia, USA sono solo alcuni dei paesi in cui siamo presenti con i nostri prodotti.”

 

Per concludere, Ing. Agostoni, come vede il futuro della vostra azienda?

“Siamo una realtà che è cresciuta moltissimo dal punto di vista della produzione e dei risultati ottenuti. Il ruolo che abbiamo attualmente mi fa guardare in modo molto positivo il futuro… i nostri differenziali oggi seguono i trend di mercato: qualità, certificazioni, differenziazione del prodotto.

Siamo attrezzati per rispondere alle varie richieste del mercato e guardiamo avanti con serenità anche se vogliamo crescere in altri mercati finora poco frequentati tra cui Russia, Cina, Giappone e Arabia. Siamo diventati un’azienda di respiro internazionale e vogliamo continuare a crescere. Siamo nati e vogliamo restare un’azienda di carattere famigliare arricchita dall’apporto di managers di grande professionalità in cui preservare il nostro complesso di valori che, anche se non monetizzabili, contano moltissimo. Anche per questo il nostro cioccolato è così buono!”

 

La Carbonara, da piatto di fortuna a patrimonio della cucina italiana

 

Amata, imitata, alle volte “maltrattata” con colorite rivisitazioni, la pasta alla carbonara dalla sua nascita incanta i palati ed i cuori dentro e fuori i confini nazionali, tanto che i pastai italiani di Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) e Ipo (International Pasta Organisation) hanno deciso di organizzare ogni 6 aprile l’evento virtuale #Carbonaraday per celebrarla.

Le origini di questa antica ricetta sono ancora avvolte da fitte nubi, esistono, infatti, numerose ipotesi non ancora accreditate.

Le prime associazioni tra pasta e uova

Le prime associazioni tra pasta e uova a noi noti le troviamo in due storici ricettari pubblicati verso la fine del 1700, Il cuoco galante di Vincenzo Corrado e Cucina teorica-pratica di Ippolito cavalcanti viene descritta la ricetta della pasta in brodo, in cui però l’uovo ha il solo ruolo di addensante.

Verso la fine del 1800, nel ricettario Il principe dei cuochi di Francesco Palma, fa capolino la ricetta Maccheroni con uova, cacio e sugna come condimenti. Questa variante si avvicina molto alla nostra carbonara, ma è certamente ancora molto lontana.

La nascita della pasta alla carbonara grazie alla fusione di due culture

Se sul vero antenato della carbonara ancora non abbiamo certezze, discorso differente è per la sua nascita.

Ci troviamo nel 1944 in pieno secondo conflitto mondiale, ad un giovane cuoco bolognese viene chiesto di preparare un pranzo nell’appena liberata città di Riccione, l’occasione è davvero importante: l’incontro tra la Quinta Armata americana e l’Ottava Armata inglese. Dall’unione tra alimenti di fortuna (razione K dei soldati americani, che conteneva tuorlo d’uovo in polvere, bacon, crema di latte e formaggio) e del suo ingegno, il cuoco Renato Gualandi creò uno dei piatti più famosi al mondo.

In una delle sue interviste, Gualandi racconta:

“Gli americani avevano del bacon fantastico, della crema di latte buonissima, del formaggio e della polvere di rosso d’uovo. Misi tutto insieme e servii a cena questa pasta ai generali e agli ufficiali. All’ultimo momento decisi di mettere del pepe nero che sprigionò un ottimo sapore. Li cucinai abbastanza “bavosetti” e furono conquistati dalla pasta”.

In onore della Carbonara e del suo creatore, vi ricreiamo la sua ricetta. Buon appetito e buon #Carbonaraday

 

La Carbonara di Renato Gualandi:

Preparazione:

Mettiamo sul fuoco una pentola di acqua, portiamola a bollore e saliamo, dopodiché versiamo i nostri spaghetti. Mentre aspettiamo che cuociano, prepariamo la salsa in questo modo:

  • Prendiamo una padella e facciamo sciogliere la nostra noce di burro a fuoco basso
  • Aggiungiamo la pancetta tagliata a cubetti e cuociamola fino a quando non avrà un colore rosato e una bella croccantezza.
  • Aggiungiamo la panna e facciamola ristringere per alcuni minuti. Non troppo, dovrà risultare abbastanza liquida.
  • Dopo aver tolto la nostra padella dal fuoco, versiamo al suo interno la pasta scolata ed i tuorli. Mescoliamo fino a quando non avremo ottenuto un colorito giallognolo, infine condiamo con un po’ di pepe nero ed il formaggio grattugiato a guarnire.

Ingredienti:

  • 1 tuorlo d’uovo per ogni commensale
  • 150 gr di pancetta dolce
  • 200 ml di panna fresca
  • 80 gr di spaghetti a commensale
  • Pecorino romano q.b.
  • Pepe nero q.b.
  • Una noce di burro

 

 

Giornata mondiale acqua

Giornata mondiale dell’acqua, oggi si celebra il 27° anno.

Probabilmente mai come oggi, il tema sulla valorizzazione e protezione del nostro ambiente è stato considerato così importante e prioritario. Una necessità urlata a gran voce da tutto il globo, basti pensare all’ultima (sicuramente solo in ordine di tempo) iniziativa #FridaysforFuture promossa dalla solo sedicenne Greta Thunberg.

Oggi 22 marzo ci troviamo a festeggiare la 27sima Giornata mondiale dell’acqua (World Water Day) instituita dall’Onu, per l’appunto nel 1992.

All’acqua, l’elemento primitivo per eccellenza e fonte della vita stessa, celebrata sin dall’antichità e presente in forma di divinità in tutte le mitologie a noi note, vogliamo fare anche noi un omaggio.

All’acqua, elemento essenziale anche per la preparazione delle nostre ricette (senz’acqua non potremmo nemmeno cucinare la nostra amata pasta), dedichiamo le poesie di due parolieri italiani, tra di loro molto diversi, ma eguali in grandezza artistica:

 

Acqua che canti

Gabriele D’Annunzio

Acqua che sali e poi discendi
alternamente…
acqua di monte,
acqua di fonte,
acqua piovana,
acqua sovrana,
acqua che odo,
acqua che lodo,
acqua che squilli,
acqua che brilli,
acqua che canti e piangi,
acqua che ridi e muggi,
tu sei la vita e sempre sempre fuggi.

La neve è acqua gelata

Gianni Rodari

Aiuto!
Dall’Acqua è scomparsa la q.
Ma intanto, con quest’acua, dimmi tu
che ci fai:
non ci si può navigare,
non ci si può fare il bucato,
non fa girare
le ruote dei mulini,
le pale dei battellini.
La cosa più lagrimabile
è che l’acqua senza q non è potabile.